“Non c’è nulla di solido e di definito”: il neoministro Giolitti sullo stato di crisi dell’amministrazione

Antonio Giolitti (1915-2010, nipote dello statista liberale) nel 1956 uscì dal Pci dopo la repressione ungherese per aderire al Psi. Fu ancora giovane (aveva 48 anni nel 1963) ministro del Bilancio nel primo governo Moro di centro-sinistra a partecipazione socialista, destinato a durare solo sei mesi, sino al 26 giugno 1964. In questo brano del suo diario personale riportato fedelmente nel volume del 1992 Lettere a Marta (dedicato alla moglie) coglie i molti difetti della macchina amministrativa appena ereditata dai suoi predecessori, ma anche le manchevolezze della direzione politica in quei mesi cruciali.

A quasi un mese dall’inizio di questa esperienza di governo, una delle prime constatazioni da registrare è quella della confusione e imprevidenza dei precedenti governi rispetto ai più gravi problemi e dello stato caotico della pubblica amministrazione. Per quest’ultimo aspetto, lo stato del Ministero del Bilancio è esemplare: tutto è in condizione di estrema precarietà, non c’è nulla di solido e di definito, bisogna escogitare continuamente espedienti per affrontare ogni esigenza, perfino per pagare le gratifiche natalizie e per disporre dei locali per la segreteria tecnica e per l’ufficio del programma. Imprevidenza e confusione nei settori più delicati della politica economica: rispetto ai problemi della CEE, rispetto ai problemi di approvvigionamento di grano e di zucchero. Ci si accorge che ora i prezzi stabiliti per il grano paralizzano l’iniziativa privata per le importazioni, mentre lo stato non è attrezzato né abilitato a provvedervi; la Cassa conguaglio zucchero è stata lasciata senza mezzi per far fronte ai suoi impegni e ora gli importatori minacciano di disertare. Il ministro dell’Agricoltura dichiara che non può rispondere dell’attendibilità di dati sulle scorte di grano dei mulini e avanza ipotesi contraddittorie circa la possibilità che i privati intraprendano importazioni.

 

Antonio Giolitti, Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni, Bologna, il Mulino, 1992, p. 136.